giovedì 7 aprile 2022

L'anima viva di Moggessa di qua





Moggessa di qua (foto Daniela Durissini)

Sopra l'antico abitato di Moggio, sito sul fiume Fella, poco distante dalla confluenza con il Tagliamento, abbarbicati tre le montagne selvagge, si trovano due paesi, Moggessa di qua e Moggessa di là, ormai abbandonati e frequentati solo nei fine settimana o in alcuni periodi estivi. Mentre Moggessa di là è collegata al paese di Grauzaria da una strada carrabile, e quindi è più facile raggiungerla, a Moggessa di qua si arriva soltanto mediante sentiero, o quello proveniente da Moggio, oppure quello che sale dal piccolo borgo di Stavoli, o infine, più comodamente, proprio da Moggessa di là. I due abitati già quasi totalmente abbandonati negli anni '60 del secolo scorso, furono gravemente colpiti dal terremoto del 1976, di cui risentì in particolare Moggessa di qua, ed i pochi abitanti se ne andarono definitivamente, lasciando le case gravemente lesionate ed oggi ridotte, per la maggior parte, a ruderi. Piano piano però qualcuno è tornato, anche se non a risiedevi stabilmente, ed alcune case sono state restaurate. Girando tra le viuzze di Moggessa di qua ci si sente osservati ed in effetti alcune rocce hanno occhi e naso e bocca e perfino orecchie, ma soprattutto occhi; occhi grandi che scrutano il passante con aria severa. Sono i guardiani del luogo, che avvertono chi transita per le stradine del borgo abbandonato che ogni azione viene vista e ricordata, sia che si passi in rispettoso silenzio, sia che si commetta qualche azione punibile dalla legge di Dio, più che da quella degli uomini,  che qui non arriva. È uno strano andare, tra ruderi ormai invasi dalla vegetazione, qualche piccolo pezzo di terra coltivato da chi vive qui temporaneamente, ed il silenzio che stupisce e proietta in un'altra dimensione, sospesa tra il cielo e le montagne che circondano il paese, quasi stringendolo in un abbraccio protettivo. L'anima di Moggessa di qua non vuol morire, perduta tra i monti, abbandonata e sola, difende sè stessa e si preserva, custodendo i ricordi dell'abitato laborioso di un tempo che oggi potrebbe rinascere, se solo l'uomo sapesse riconoscere ciò che di autentico può offrire la vita. 

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